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	<title>www.giammarcosmaldone.it | Dottor Giammarco Smaldone | Dentista a Bari e Palo del Colle | download_social_stampa</title>
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		<title>TRAUMI DENTALI</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Sep 2012 22:11:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<img class="alignleft size-full wp-image-438" src="http://giammarcosmaldone.it/wp-content/uploads/2012/09/sdent.jpeg" alt="" width="113" height="160" />Parlare di traumi dentali comporta di trattare un argomento rivolto soprattutto ai pazienti più giovani; infatti la loro incidenza risulta inversamente proporzionale all'età dei pazienti stessi. Naturalmente avvengono nella maggior parte dei casi durante il gioco o durante pratiche sportive , da cui si capisce la grande importanza che la nostra categoria attribuisce agli "apparecchi" di protezione dei denti che assomigliano, per dare un'idea, a quelli che usano i pugili durante gli incontri di boxe. Nella maggior parte dei casi i traumi sono diretti contro i denti decidui ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-438" src="http://giammarcosmaldone.it/wp-content/uploads/2012/09/sdent.jpeg" alt="" width="113" height="160" />Parlare di traumi dentali comporta di trattare un argomento rivolto soprattutto ai pazienti più giovani; infatti la loro incidenza risulta inversamente proporzionale all&#8217;età dei pazienti stessi. Naturalmente avvengono nella maggior parte dei casi durante il gioco o durante pratiche sportive, da cui si capisce la grande importanza che la nostra categoria attribuisce agli &#8220;apparecchi&#8221; di protezione dei denti che assomigliano, per dare un&#8217;idea, a quelli che usano i pugili durante gli incontri di boxe. Nella maggior parte dei casi i traumi sono diretti contro i denti decidui ( i dentini da latte ), ma questi ultimi possono sempre trasmettere l&#8217;urto ai denti permanenti in via di formazione, spostandoli o danneggiandoli o facendo entrambe le cose; mentre i problemi per i denti permanenti già erotti portanno andare da una modesta mobilizzazione, ad una mobilità sempre maggiore fino alla perdita completa dell&#8217;elemento, oppure ci potrà essere la frattura dello stesso dente. Il consiglio più indicato è sempre quello di portare il bimbo da uno specialista per sottoporlo ad una visita accurata, tenendo ben presente che laddove dovessero essere rinvenuti o semplici frammenti del dente o addirittura il dente stesso, di raccoglierlo e portarlo dal medico al più presto, evitando possibilmente di farlo disidratare. In questo modo sarà quasi sempre possibile porre rimedio all&#8217;accaduto limitando il più possibile ogni tipo di danno per il cavo orale del paziente.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Dente del Giudizio</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jul 2012 13:58:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<img class="alignleft size-full wp-image-358" src="http://giammarcosmaldone.it/wp-content/uploads/2012/07/Dente-del-giudizo.png" alt="" width="296" height="230" />Ritengo questo argomento tra i più delicati e soprattutto temuti di tutta l’odontoiatria. Puntualizzo che il succitato termine è assolutamente improprio in quanto si tratta di un dente molare morfologicamente molto simile agli altri già presenti nel cavo orale; infatti è l’ultimo dente permanente che erompe in arcata e ciò di solito avviene tra i 18 ed i 20 anni di età anagrafica. Da questa caratteristica cronologica deriva la speciale denominazione che gli è stata attribuita.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-358" src="http://giammarcosmaldone.it/wp-content/uploads/2012/07/Dente-del-giudizo.png" alt="" width="296" height="230" />Ritengo questo argomento tra i più delicati e soprattutto temuti di tutta l’odontoiatria. Puntualizzo che il succitato termine è assolutamente improprio in quanto si tratta di un dente molare morfologicamente molto simile agli altri già presenti nel cavo orale; infatti è l’ultimo dente permanente che erompe in arcata e ciò di solito avviene, tra i 18 ed i 20 anni di età anagrafica. Da questa caratteristica cronologica deriva la speciale denominazione che gli è stata attribuita. Normalmente tale nome viene associato a dolori inenarrabili che affligono da sempre l’umanità, ed il motivo di tale pessima fama è riconducibile ad una manifesta difficoltà nel trovare un spazio sufficiente ad un suo corretto posizionamento nelle arcate dentarie. Ciò può essere dovuto al fatto che con l’evoluzione della specie umana si è potuta verificare una tendenza ad un aumento di dimensione della porzione del cranio, occupata dal cervello, a scapito della porzione inferiore, ma potrebbe anche essere dovuto ad uno sviluppo meno buono delle ossa mascellari o dello stesso elemento dentario in oggetto. Fatto sta che tranne pochi fortunati, la cui bocca risulti così “capiente” da ospitare anche questi denti, e quei pochissimi ancor più fortunati, in quanto esentati dalla natura a svilupparli ( agenesia dentale ), la maggior parte delle persone deve convivere con denti che fuoriescono solo parzialmente dalla gengiva o che non riescono proprio ad erompere. In ragione di tali difficoltà si spiegano i dolori provocati o dall’infezione della zona in cui si intravede solo parzialmente il dente, o dalla compressione dei tessuti di sostegno del dente stesso, o dalla distruzione della radice del penultimo dente per causa della compressione esercitata, o da carie favorite da oggettive difficoltà nell’eseguire corrette manovre di igiene orale in spazi spesso inesistenti. L’indicazione terapeutica in questi casi consiste nell’avulsione  del III molare ( termine tecnico per indicare il dente del giudizio ) da eseguirsi solo dopo scrupolosi studi sugli esami radiografici richiesti per scongiurare rischi più o meno gravi alla salute del paziente. Infine esiste un’altra indicazione per l’avulsione di questo dente e si verifica durante o al termine di una terapia ortognatodontica per scongiurare indesiderati accavallamenti dei denti in età più adulta.</p>
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		<title>Odontofobia</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2012 12:06:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<img class="alignleft size-full wp-image-240" src="http://giammarcosmaldone.it/wp-content/uploads/2012/07/articolo-7.jpg" alt="" height="160" />Il concetto più fortemente radicato alla mia professione è ahimè l’atavica paura che viene suscitata nella maggior parte dei pazienti, concetto su cui sono stati costruiti luoghi comuni, leggende metropolitane, film di successo e quant’altro ancora. L’odontofobia, il suo termine esatto, è purtroppo una manifestazione che frequentemente viene manifestata anche da persone normalmente equilibrate e coraggiose...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-240" src="http://giammarcosmaldone.it/wp-content/uploads/2012/07/articolo-7.jpg" alt="" width="300" height="300" />Il concetto più fortemente radicato alla mia professione è ahimè l’atavica paura che viene suscitata nella maggior parte dei pazienti, concetto su cui sono stati costruiti luoghi comuni, leggende metropolitane, film di successo e quant’altro ancora. L’odontofobia, il suo termine esatto, è purtroppo una manifestazione che frequentemente viene manifestata anche da persone normalmente equilibrate e coraggiose. Essa infatti si collega sia ad una tradizione che affonda nella nostra storia ( ci si ricordi che solo agli inizi del secolo passato l’utilizzo dell’anestesia ha fatto capolino nella pratica odontoiatrica ) e nelle esperienze passate, soprattutto infantili, in quanto nei decenni passati era meno importante l’approccio psicologico al paziente.</p>
<p>Oggi il nuovo modo di approcciare alla professione viene rimarcato sia dalla formazione universitaria, durante la quale questi aspetti vengono approfonditi, sia dall’aspetto sempre più preponderante nella nostra professione dei risultati estetici, che dalle attrezzature sempre più sofisticate che l’Industria mette a disposizione; infatti, solo per poter fare un esempio oggi abbiamo a disposizione aghi per eseguire l’anestesia molto più sottili di quelli comunemente utilizzati per le altre branche mediche. Quindi per tutti coloro i quali non siano affetti da stati di ansietà patologica, risulta necessario che si instauri un rapporto di fiducia basato sia sulla competenza e l’esperienza del professionista, che dalla consapevolezza del paziente stesso di vedere tutelata la sua salute.</p>
<p>Per tale motivo è fondamentale consentire al paziente un ragionevole lasso di tempo per adattarsi ed abituarsi all’ambiente dello studio. In base alla mia personale esperienza posso assicurare che anche impiegando due, tre sedute per l’introduzione dei pazienti più sensibili alle cure odontoiatriche, si avranno benefici consistenti legati alla collaborazione in questo caso assicurata da soggetti senza dubbio ben motivati e consapevoli.</p>
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		<title>La protesi</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2012 12:00:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<img src="http://giammarcosmaldone.it/wp-content/uploads/2012/07/articolo-61-300x239.jpg" alt="" height="210" class="alignleft size-medium wp-image-282" />Il primo consiglio che mi viene in mente è che Voi cerchiate di evitare gli edentulismi, anche se rappresentati dalla mancanza di un solo elemento dentario. Nella bocca i denti risultano in equilibrio tra loro e con le forze muscolari; laddove venissero a mancare uno o più elementi si avrebbe uno sconvolgimento dell'equilibrio con movimenti degli stessi e le conseguenze potrebbero spaziare da una inclinazione dei denti con...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-282" src="http://giammarcosmaldone.it/wp-content/uploads/2012/07/articolo-61-300x239.jpg" alt="" width="300" height="239" />Il primo consiglio che mi viene in mente è che Voi cerchiate di evitare gli edentulismi, anche se rappresentati dalla mancanza di un solo elemento dentario. Nella bocca i denti risultano in equilibrio tra loro e con le forze muscolari; laddove venissero a mancare uno o più elementi si avrebbe uno sconvolgimento dell&#8217;equilibrio con movimenti degli stessi e le conseguenze potrebbero spaziare da una inclinazione dei denti con progressive difficoltà masticatorie, a vere e proprie patologie dell&#8217;articolazione che congiunge la mandibola al resto della testa.</p>
<p>Lo scopo di questa breve digressione consiste nel porre alla Vostra attenzione i rischi cui potrebbe andare incontro una persona che dovesse sottovalutare la situazione della mancanza anche di un solo dente. Per maggiore chiarezza, distinguerò due diversi tipi di protesi possibili: quelle mobili e le protesi fisse; naturalmente esistono specifiche indicazioni sia per le prime che per le seconde, in maniera che venga scelta, a seconda del caso, la protesi più adatta. Eviterò di dilungarmi sui requisiti anatomo funzionali per i diversi tipi di manufatto protesico, perché mi &#8220;sta più a cuore&#8221; spiegarVi i problemi che affronto giornalmente.</p>
<p>Le protesi mobili, che si distinguono in parziali, totali ed in scheletrati (cioè sostenuti da uno &#8220;scheletro&#8221; metallico), risultano ottime soluzioni a patto che il paziente sia in grado di accettare strutture, anche se minimamente, ingombranti del cavo orale e la presenza di ganci di ancoraggio ai denti eventualmente residui che possono rischiare di risultare poco estetici.</p>
<p>Naturalmente sono tutti problemi superabili in parte con lo spirito di collaborazione del paziente ed in parte con l&#8217;abilità tecnica dell&#8217;odontoiatra e dei suoi collaboratori; per cui il mio invito è quello di non condannare a priori questa soluzione terapeutica soprattutto perché in alcuni casi risulterà essere l&#8217;unica possibile.</p>
<p>Nei prossimi articoli continuerò ad occuparmi delle numerose problematiche legate alle protesi e cercherò di rispondere ai Vostri quesiti che potete indirizzare presso e-mail o presso l&#8217;indirizzo del mio studio.</p>
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		<title>Disturbi articolari</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2012 11:59:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<img class="size-medium wp-image-231 alignleft" src="http://giammarcosmaldone.it/wp-content/uploads/2012/07/articolo-5B-300x231.jpg" alt="" width="300" height="231" />Uno dei problemi di più frequente riscontro è la disfunzione dell'apparato stomatognatico. Tale definizione potrebbe risultare poco chiara alla maggioranza dei lettori, perciò indicherò i sintomi più noti: presenza di dolore durante l'apertura e la chiusura della bocca, rumori, cefalee. In pratica individuiamo i sintomi principali rappresentati dal dolore muscolare delle mandibole, dai dolori provocati alla palpazione dell'articolazione mandibolare e dai limitati movimenti della mandibola stessa; e i sintomi secondari rappresentati da cefalee...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-231 alignleft" src="http://giammarcosmaldone.it/wp-content/uploads/2012/07/articolo-5B-300x231.jpg" alt="" width="300" height="231" />Uno dei problemi di più frequente riscontro è la disfunzione dell&#8217;apparato stomatognatico. Tale definizione potrebbe risultare poco chiara alla maggioranza dei lettori, perciò indicherò i sintomi più noti: presenza di dolore durante l&#8217;apertura e la chiusura della bocca, rumori, cefalee&#8230;</p>
<p>In pratica individuiamo <strong>i sintomi principali </strong>rappresentati dal dolore muscolare delle mandibole, dai dolori provocati alla palpazione dell&#8217;articolazione mandibolare e dai limitati movimenti della mandibola stessa; e <strong>i sintomi secondari </strong>rappresentati da cefalee, dolori facciali, nucali, dorsali, dolore ai denti, sensazione di bruciore della lingua, sensazione di &#8220;metallo in bocca&#8221;.</p>
<p>Questi dolori, se non viene rimossa la causa, tendono a diventare cronici e le cause ad aggravarsi, per cui consiglio di recarsi presso uno studio odontoiatrico dove possa essere eseguita la visita specialistica al fine di poter individuare e risolvere il problema.</p>
<p>Normalmente, già con la palpazione si possono individuare i muscoli dolenti nella bocca e successivamente attraverso l&#8217;auscultazione dell&#8217;articolazione temporo-mandibolare (quella con cui la mandibola si articola con la testa) si ricercano i rumori più caratteristici: i click (secchi e brevi) o gli scrosci (prolungati e dal caratteristico crepitio); inoltre si procederà con la prescrizione di radiografie della bocca e delle articolazioni interessate e lo studio di calchi delle arcate dentarie per individuare le cause che provocano tali problemi.</p>
<p>Una volta che l&#8217;odontoiatra entra in possesso dei dati raccolti, procederà nella ricerca delle cause che possono essere preposte a questi disturbi. Ad esempio potrebbero essersi verificate malocclusioni per problemi ortodontici, alterate chiusure della bocca per estrazioni di elementi dentari non più sostituiti, presenza di denti otturati male, presenza di denti necrotici ed ascessi, sovraccarico della muscolatura masticatoria per abitudini viziate dello stesso paziente.</p>
<p>Potete evincere con facilità la frequenza con cui tale patologia si può riscontrare nei pazienti e naturalmente anche l&#8217;impossibilità di risolvere tutto con una sola terapia. Al fine di evitare questa disfunzione necessita, quindi, una visita accurata nel caso in cui possa esserci  solo il sospetto, come, ad esempio, la comparsa di un sintomo secondario, proprio per la natura della patologia che se intercettata in tempo eviterà al paziente fastidiosi e dolorosi inconvenienti.</p>
<p style="text-align: right" align="center">Dott. Giammarco Smaldone</p>
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		<title>L&#8217;alitosi</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2012 11:56:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[smaldone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[<img class="size-medium wp-image-227 alignleft" src="http://giammarcosmaldone.it/wp-content/uploads/2012/07/articolo-4-300x254.gif" alt="" width="300" height="254" />Uno dei fenomeni più comuni e disturbanti per una persona, poichè riguarda la sua capacità di iterazione con le altre persone è l'alitosi. La domanda più comune che mi viene posta è come si può capire se l'alito è più o meno maleodorante. Uno dei "trucchi" più semplici è quello di depositare un po' di saliva su un fazzolettino o sul proprio polso ed odorare dopo qualche minuto, ci si renderà subito conto se si hanno problemi di alitosi. L'altra frequente domanda è naturalmente rivolta a tentare di risolvere il problema...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-227 alignleft" src="http://giammarcosmaldone.it/wp-content/uploads/2012/07/articolo-4-300x254.gif" alt="" width="300" height="254" />Uno dei fenomeni più comuni e disturbanti per una persona, poichè riguarda la sua capacità di iterazione con le altre persone è <strong><em><span style="text-decoration: underline">l&#8217;alitosi</span></em></strong><em></em>. La domanda più comune che mi viene posta è come si può capire se l&#8217;alito è più o meno maleodorante. Uno dei &#8220;trucchi&#8221; più semplici è quello di depositare un po&#8217; di saliva su un fazzolettino o sul proprio polso ed odorare dopo qualche minuto, ci si renderà subito conto se si hanno problemi di alitosi. L&#8217;altra frequente domanda è naturalmente rivolta a tentare di risolvere il problema. Ho così l&#8217;occasione di spiegarvi in maniera se pur sintetica, le cause dell&#8217;alitosi e cercare di fornirvi giusti consigli.</p>
<p>L&#8217;alitosi può essere causata da problemi all&#8217;apparato digerente (es. gastriti di origine più o meno nervosa), malattie metaboliche (diabete, malattie di fegato, insufficienza pancreatica, problemi renali), malattie respiratorie (sinusiti, riniti, tonsilliti); comunque, escluse queste, le cause più frequenti ed incidenti all&#8217;85% sono da ricondurre direttamente a problemi in bocca.</p>
<p>Brevemente elenco tra questi problemi le gengiviti, le parodontiti, le otturazioni eseguite in maniera sbagliata, la scarsa igiene orale, le protesi incongrue, le carie&#8230;. Tutto ciò favorisce il ristagno di residui alimentari, saliva o batteri che putrefacendo fanno scaturire cattivi odori e per quanto ci si possa sforzare nell&#8217;ingurgitare caramelle alla menta o nel masticare particolari gomme, non si potrà risolvere il problema.</p>
<p>Escluse le cause che non riguardano la bocca, bisognerà rivolgersi ad un odontoiatra per risolvere uno o alcuni di questi problemi e solo allora, senza più ricorrere all&#8217;utilizzo di mentine o rimedi similari, si potrà risolvere in maniera duratura il fastidioso problema.</p>
<p>P.S. Evitate, se potete, di mangiare aglio e cipolla.</p>
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		<title>I sintomi della carie</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2012 11:53:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<img class="size-full wp-image-222 alignleft" src="http://giammarcosmaldone.it/wp-content/uploads/2012/07/articolo-3.jpg" alt="" height="200" />Una domanda che i pazienti mi rivolgono con frequenza è: come ci si può accorgere della presenza di un dente cariato. Naturalmente è quasi scontato che una malattia che interessa circa l’80% della popolazione sia facilmente presente nella bocca di ognuno di noi, compreso di chi vi parla purtroppo, ma i modi  per accorgersi di tale lesione consistono essenzialmente nel porre la giusta attenzione a piccole nevralgie che compaiono a livello dei denti dopo l’assunzione di cibi o bevande caldi, freddi o ad alto contenuto zuccherino; infatti il persistere nel tempo del fastidio...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-222 alignleft" src="http://giammarcosmaldone.it/wp-content/uploads/2012/07/articolo-3.jpg" alt="" width="200" height="285" />Una domanda che i pazienti mi rivolgono con frequenza è: come ci si può accorgere della presenza di un dente cariato.</p>
<p>Naturalmente è quasi scontato che una malattia che interessa circa l’80% della popolazione sia facilmente presente nella bocca di ognuno di noi, compreso di chi vi parla purtroppo, ma i modi  per accorgersi di tale lesione consistono essenzialmente nel porre la giusta attenzione a piccole nevralgie che compaiono a livello dei denti dopo l’assunzione di cibi o bevande caldi, freddi o ad alto contenuto zuccherino; infatti il persistere nel tempo del fastidio dopo l’esposizione alla causa che lo scatena, potrebbe essere un rudimentale indice della gravità della lesione dentaria.</p>
<p>Altro fattore importante è costituito dall’esame del filo interdentale dopo il suo utilizzo, in quanto una piccola carie posta tra due denti potrebbe essere facilmente rilevata dallo sfilacciamento che indurrebbe nel filo.</p>
<p>Infine attraverso la visione delle superfici dentarie si può ricercare l’eventuale presenza di regioni annerite o di consistenza più molle, che nella maggior parte dei casi sono determinate dalla carie.</p>
<p>Comunque spesso sia per la labilità dei segni che per la scarsa attenzione dei pazienti tale malattia non viene quasi mai scoperta se non attraverso regolari visite specialistiche.</p>
<p>Perciò tendo a conferire importanza al rinforzo dei denti che si può fare sui bambini.</p>
<p>In pratica su indicazione del medico, si può somministrare loro del fluoro a mezzo di compresse o di gocce nei primi mesi di vita, oppure rinforzare i denti attraverso una procedura particolare detta fluorazione, consistente nell’esposizione per tempi limitati dei denti a gel ad alta concentrazione di fluoro o, infine, nella protezione dei punti maggiormente esposti al pericolo di carie ( i solchi dentari ) con resine che letteralmente li vanno a sigillare.</p>
<p>In conclusione risulterà sempre importantissimo che tali pratiche vengano eseguite su denti ben allineati che offrano così meno recessi possibili ad un eventuale sviluppo della carie stessa.</p>
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		<title>La carie può trasmettersi con un bacio?</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2012 11:42:57 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[<img class="size-medium wp-image-218 alignleft" src="http://giammarcosmaldone.it/wp-content/uploads/2012/07/articolo-21-300x231.jpg" alt="" width="300" height="231" />Per il nostro secondo appuntamento in rete parlerò della malattia dei denti per eccellenza: la carie. Per definizione è un processo di distruzione lenta e localizzata del dente, che tende progressivamente ad approfondirsi portando infine alla dissoluzione del dente stesso. Voglio subito puntualizzare che non esiste una causa unica per tale malattia, ma un insieme di fattori che concorrono alla sua formazione. Infatti, è vero, che i “protagonisti attivi” di questo processo sono ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-218 alignleft" src="http://giammarcosmaldone.it/wp-content/uploads/2012/07/articolo-21-300x231.jpg" alt="" width="300" height="231" />Per il nostro secondo appuntamento in rete parlerò della malattia dei denti per eccellenza: la carie.</p>
<p>Per definizione è un processo di distruzione lenta e localizzata del dente, che tende progressivamente ad approfondirsi portando infine alla dissoluzione del dente stesso.<br />
Voglio subito puntualizzare che non esiste una causa unica per tale malattia, ma un insieme di fattori che concorrono alla sua formazione.</p>
<p>Infatti, è vero, che i “protagonisti attivi” di questo processo sono i batteri, normalmente presenti in bocca, che compongono la placca batterica, ma, senza il nostro “aiuto” questi “simpatici amici” non avrebbero assolutamente i mezzi per potersi scatenare.<br />
Essendo meno faceto intendo dire che un’alimentazione ricca di carboidrati, di cibi di consistenza ridotta ed una scarsa cura dell’igiene orale, incidono in maniera determinante nella formazione della carie.</p>
<p>Per completezza ad essi aggiungo anche una serie di fattori come: la forma e la posizione dei denti, l’allattamento artificiale del bambino, l’assunzione di acque povere di oligoelementi come il fluoro, lo stato di gravidanza nelle donne ed altro ancora che concorrono in misura più limitata alla formazione di tale malattia.<br />
Il meccanismo di formazione della carie consiste quindi nella fermentazione dei carboidrati da parte dei batteri che formano la placca, con la produzione dell’acido lattico che provoca materialmente l’erosione dei tessuti duri del dente.</p>
<p>Questa breve digressione mi offre perciò la possibilità di tranquillizzare i miei pazienti e voi cari amici sulla eventuale infettività della carie, infatti non sarà certo attraverso un bacio, per quanto appassionato possa essere, che un paziente possa contrarre la carie, a differenza di altre malattie come ad esempio la mononucleosi infettiva; ma è attraverso una buona cura dell’igiene ed una minore assunzione di cibi ricchi di zuccheri raffinati ed ad alta adesività, come caramelle, merendine ed altro ancora, che si può contrastare tale malattia.</p>
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		<title>L&#8217;Igiene Orale</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2012 11:32:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<img class="size-medium wp-image-207 alignleft" src="http://giammarcosmaldone.it/wp-content/uploads/2012/07/articolo-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" />Porgo il benvenuto a tutti coloro che vorranno fruire di notizie e consigli, che man mano riempiranno questo spazio, per preservare e, nel caso, raggiungere una migliore salute orale. Mi propongo perciò di instaurare un filo diretto con tutti quelli che possano trovare motivo di interesse dalla lettura degli articoli. In questa prima “chiacchierata” vorrei innanzitutto sottolineare l’importanza dell’igiene orale in quanto pilastro fondamentale per un bel sorriso.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-207 alignleft" src="http://giammarcosmaldone.it/wp-content/uploads/2012/07/articolo-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" />Porgo il benvenuto a tutti coloro che vorranno fruire di notizie e consigli, che man mano riempiranno questo, spazio, per preservare e, nel caso, raggiungere una migliore salute orale.<br />
Mi propongo perciò di instaurare un filo diretto con tutti quelli che possano trovare motivo di interesse dalla lettura degli articoli.</p>
<p>In questa prima “chiacchierata” vorrei innanzitutto sottolineare l’importanza dell’igiene orale in quanto pilastro fondamentale per un bel sorriso.</p>
<p>Ai pazienti che normalmente mi chiedono consigli per tale pratica quotidiana suggerisco innanzitutto di acquistare uno spazzolino a setole di consistenza media e con la forma più semplice pssibile (per non illudersi di pulire tutti i denti con un solo “movimento ben piazzato”), ed un dentifricio al fluoro di bassa abrasività ( questo caratteristica viene purtroppo spesso omessa dai produttori, perciò sarebbe meglio orientarsi su prodotti che la espongano esplicitamente o che riportino il valore di R.D.A. 25) onde evitare scomode sensibilità al colletto, e di spazzolare con calma, dente per dente, appoggiando la superficie piana dello spazzolino a 45° sulla superficie del colletto e, con un movimento rotatorio, “spazzare” le pareti, interna ed esterna, del dente.<br />
Per le superfici trituranti di molari e premolari sarà sufficiente appoggiare su di esse le setole dello spazzolino a 90° ed eseguire un movimento regolare avanti-indietro.</p>
<p>Altro supporto fondamentale è rappresentato dal filo interdentale non cerato, da usare sempre dopo lo spazzolamento: lo si pone tra due denti, lo si tende verso uno dei due e lo si fa scivolare verso la base del dente, con cauto movimento per evitare sanguinamenti, per estarlo subito dopo. Il corretto utilizzo del filo è indispensabile per la rimozione della placca dentaria ma se dovesse risultare difficile tale manovra eseguita solo con l’ausilio delle mani, esistono più comode confezioni di archetti tendifilo in farmacia.<br />
Infine l’eseguire sciacqui con un collutorio al fluoro consentirà un rafforzamento delle difese dello smalto dentario.</p>
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